Carmine, la vita in viaggio tra i centri di accoglienza
Carmine, della provincia di Foggia, ha lasciato il carcere da due anni. Furti, parecchi, rapine, qualcuna, e reati, diciamo accessori, molti.
A casa non può tornare, perché la casa non ce l’ha e forse, ma non lo dice, è meglio non tornare nel paese d’origine. I conti in quel mondo non si chiudono mai.
L’ultimo carcere era ad Ancona. E nelle Marche, Carmine è rimasto.
Da due anni la sua vita è scandita da un ciclo di 15 giorni.
15 giorni è il tempo di permanenza ammesso nei centri di prima (o pronta accoglienza), dopo 15 giorni si deve uscire.
E non si può tornare nello stesso centro prima di tre o quattro mesi ( seconda delle regole di chi lo gestisce o delle regole “consigliate” da chi lo sovvenziona”).
Così la sua vita è scandita dalla ricerca del posto dove dormire. Ormai nel giro dei centri conosce tutti e avendo sempre rispettato le regole in qualche modo gli è più facile organizzarsi. Perché anche vivere nei centri di accoglienza, dove viene garantita la cena, la colazione e il letto per la notte deve essere gestita accortamente.
I centri sono gestiti da onlus che li fanno funzionare con fondi ricevuti delle amministrazioni locali, del ministero dell’Interno (soprattutto per gli immigrati), da progetti Ue e da qualche benefattore.
Per Carmine e gli altri che come lui sono impegnati in questo girotondo, i centri devono essere abbastanza vicini l’uno all’altro. Si comincia dal nord della regione e man mano ci si sposta verso sud. Poi si ricomincia da capo. Perché anche i soldi per un biglietto del treno o dell’autobus non ci sono. E farsi pescare senza biglietto quando si è ex-carcerati è un problema che va al di là della stessa contravvenzione.
Carmine la scorsa estate è riuscito a trovare un lavoretto come guardiano in un albergo e per 4 mesi non si è visto nel giro dei centri, ma da metà settembre è tornato.
E così tanti e tante come lui. Le storie più diverse: tanti padri separati, persone travolte da rovesci finanziari, ragazzi e ragazze finiti nelle dipendenze, ex-carcerati.
In Italia – secondo dati Istat – i “senza fissa dimora” sono oltre 121 mila, più del doppio degli abitanti di Siena.