Dal 1640 la famiglia Bronzino si dedica all’agricoltura in Basilicata e Puglia.
Nel passato recente per dieci anni i fratelli Bronzino, Mimmo e Gregorio, hanno prodotto radicchio e cicoria pan di zucchero. Ne hanno prodotto volumi impressionanti: le loro aziende e quelle a loro associate messe tutte insieme arrivavano a circa 200 ettari di radicchio Chioggia, radicchio precoce e cicoria pan di zucchero. Erano fra i maggiori produttori italiani del settore!
Ogni giorno – secondo regole stabilite contrattualmente – hanno consegnato quantità e qualità predeterminate.
Bisogna solo provare a immaginare che significa programmare la produzione di una “coltura temporanea” come capacità organizzativa e gestionale per rispettare i quantitativi con consegne differenziate nel tempo. Compravano gli “imbustatori”, cioè i produttori di insalata già lavata e pronta al consumo la così detta 4^ gamma oggi presente in ogni supermercato o alimentarista.
Negli anni ‘90, siccome il fiuto non mancava, con un collega di Piacenza e con la benedizione di un componente della famiglia reale marocchina sono andati a produrre fagiolini in quel paese nello specifico a sud di Taroudant.
Un modo come un altro per aggirare, in quegli anni, l’arretratezza della commercializzazione del settore agricolo nel Mezzogiorno e avvicinarsi “ai grandi mercati, quelli – dove con rammarico spiega Mimmo Bronzino – ci sono consumatori più esigenti e disponibili alle innovazioni di prodotto e di processo”.
Poi gli imbustatori hanno cambiato idea e, invece, dei contratti con i prezzi e quantità definite hanno deciso di pagare secondo i prezzi cd correnti di mercato e quantità variabili e non definite contrattualmente. “Benissimo, ma io per un ettaro di radicchio e pan di zucchero avevo un investimento tra 6 e 10 mila euro, cioè tra 1,2 milioni e 2 milioni di euro: rischi troppo elevati da sopportare senza una necessaria contrattualizzazione ”. E in Marocco morto Hassan I°, è cambiato il giro della famiglia reale e le necessarie condizioni operative sono venute meno da qui l’addio ai fagiolini.
Le distanze dal mercato di sbocco è stato sempre uno dei fattori che ha penalizzato l’agricoltura meridionale, quella che non aspetta le integrazioni della politica agricola comunitaria. I mercati importanti, quelli dove il consumatore associa l’esigente pretesa ad un costo adeguato, sono sempre stati nel centro-nord italiano ed europeo. E sono i primi 1000 o 2000 chilometri da recuperare sul costo del prodotto.
Il prodotto del mezzogiorno d’Italia se pure di alta qualità finisce per perdersi in una rete commerciale estremamente complessa ed articolata piena di intermediazioni e sempre dominata da non sempre qualificati commercianti che incidono sul prezzo finale comprimendo sempre più i margini alla produzione, troppo spesso azzerandoli.
I modi per riequilibrare ci sarebbero pure: cooperazione, società partecipate, borse mercato di territorio, associazioni “vere” di produttori e non di commercianti vestiti da produttori. “Ma – spiega Bronzino – ma qui il discorso assume connotati differenti con articolate ed attente riflessioni, motivazioni troppo spesso non condivise da chi ha la funzione e la responsabilità di governare questi processi. Esempi? la Spagna! dove le vare forme di aggregazione, dalla cooperazione, alle associazioni o alle stesse società fra produttori permettono ai prodotti spagnoli di vincere di mercati europei mentre noi fatichiamo non poco a sopravvivere e sempre con maggiori difficolta”.
“La nostra famiglia – ricordano Mimmo e Gregorio Bronzino – si occupa di agricoltura dal 1640 e ora in assenza di eredi ci fermiamo. Oggi giorno crescenti e a volte insormontabili difficoltà poste da un’ottusa burocrazia uccide quel poco di buono che c’è e anche il mondo delle associazioni, dove abbiamo ricoperto ruoli importanti, è vittima di un immelmamento che le fa sprofondare a volte inesorabilmente. Nessun si interessa realmente e profondamente del comparto agricolo, e oggi giorno di più si percepisce con estrema durezza che gli agricoltori sono figli di un Dio minore, diseredati dal sistema economico e spesso anche sociale, nessuno si chiede che fine potrà fare il territorio, chi lo gestirà? Tutti guardano morire le nostre comunità e la nostra economia al di là di false colpevoli o millantate promesse di misure risolutive vediamo la nostra cultura contadina, il nostro territorio e la nostra economia ogni giorno più agonizzante”.
“Abbiamo venduto – chiudono con amarezza i fratelli Bronzino – ci siamo conservati una masseria e una quarantina di ettari, ci siamo conservati parte della terra della nostra storia centenaria per poterla guardare, accarezzare e continuare a sentirne il suo odore, abbiamo voluto onorare il duro lavoro e i sacrifici dei nostri avi ”.
Foto Antonio Genovese