Punta Lunga. Favignana. Sono le due del mattino, naturalmente, e nel porticciolo ferve l’attività. Il mare è buono e una ventina di barche di pescatori è pronta a uscire.
Peppe Campo, 45 anni, e i suoi due fratelli, hanno tutto pronto. L’uscita è per le triglie.
Ogni pesce ha la sua rete, con le sue maglie.
L’inverno è quello delle Egadi. Ciò che conta è quanto è mosso il mare. Ma stanotte si può cominciare con fiducia.
Quattro ore per calare il tremaglio: una rete con tre pareti alta da un metro a due metri, che varia al variare del pesce da pescare e lunga fino a tre chilometri.
“Una rete abbastanza gentile – spiega Peppe – che non rovina la posidonia nè intercetta gli avanotti. Trattiene quello che serve. E’ una pesca molto selettiva”.
Peppe per mare ci va da quando aveva 17 anni. Sempre sulla barba di famiglia. Una barca di 9,5 metri. Da ragazzino ci andava pure, ma per giocare più che altro. Un gioco che però lo ha avvicinato al mare e all’amore del mare.
Alle 6 Peppe e i fratelli tornano a Punta Lunga. Il tempo per un caffè e un po’ di riposo e si ritorna un mare a ritirare le reti e vedere com’è andata la giornata.
L’estate – curiosità dei turisti permettendo – gli orari sono diversi: nel pomeriggio si calano le reti, alle 5 di mattina si ritirano. I Campo vendono tutto al dettaglio.
“Io sono contento – dice Peppe – vorrei ci fosse più partecipazione a livello amministrativo e politico perché in questi anni con le leggi comunitarie hanno fatto di tutto per mettere ostacoli. Comunque va bene”