23 gennaio – La patata che ha fatto rinascere Colfiorito

C’è un effetto sociale dei terremoti che supera l’onda emotiva e condiziona la vita di intere generazioni. La ripresa della vita normale è l’unico antidoto a una desertificazione anzitutto demografica, poi economica e, infine, sociale che, soprattutto nelle aree interne – come è successo in Italia negli ultimi 50 anni (Belice e Irpinia) – significa la marginalizzazione di intere comunità.

Il 26 settembre del 1997 una scossa di magnitudo 6, con epicentro tra Annifo e Confiorito,  sconvolse un’area tra Umbria e Marche, causando 11 morti e danni a oltre 80mila edifici.

L’immagine simbolo del terremoto è il crollo nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Il luogo simbolo è Colfiorito.

E Colfiorito è ripartita dal suo simbolo la Patata rossa che ad aprile del 2015 è diventata Igp, ha ottenuto cioè l’iscrizione nel  Registro europeo delle Denominazioni di origine protette e delle Indicazioni geografiche protette.

A Colfiorito la Patata è arrivata – secondo alcuni studi storici – nella seconda metà del ‘700 secolo, quando venne introdotta nello Stato Pontificio dalle truppe Imperiali e poi l’occupazione francese nel periodo napoleonico.

La Patata di Colfiorito di produce da agosto a novembre ad un’altitudine superiore ai 470 metri sul livello del mare e in misura massima di 40 tonnellate per ettaro.

Ha la forma ovale e allungata, buccia sottile e ruvida, colore rosso opaco, polpa croccante di un giallo paglierino.

Ogni anno la patata viene celebrata in una sagra ad agosto.

Secondo dati del portale Dop-Igp del ministero delle Risorse agricole i prodotti food che hanno una protezione Dop-Igp sono 291.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *